La moda ecosostenibile riparte dall’ananas: il frutto delle Indie si fa tessuto

L’ananas ha moltissime proprietà. Ma non sapevamo potesse anche trasformarsi in tessuto. Come si fa a trasformare un ananas in un capo d’abbigliamento? Quali sono i vantaggi? Scopriamolo insieme Scritto da Chiara Mezzetti

Ad avere l’intuizione è stata l’imprenditrice spagnola Carmen Hijosa che ha firmato il brand Ananas Anam.

L’ananas lo conosciamo tutti. Il simpatico frutto esotico dalla forma ovale con il ciuffo verde in cima ha ispirato artisti e designer di tutto il mondo, dando vita a collezioni e stampe dedicate. Lo conosciamo per le sue proprietà antiossidanti, diuretiche e dimagranti, oltre che per l’aroma intenso e il sapore dolcissimo. Ci mancava però di vederlo in veste di tessuto per capi d’abbigliamento esclusivi e totalmente green. Ad avere l’intuizione è stata l’imprenditrice spagnola Carmen Hijosa che ha firmato il brand Ananas Anam. La lampadina si è accesa durante un viaggio di lavoro nelle Filippine, dove ha scoperto un’antica pratica di lavorazione delle foglie di ananas al fine di trarne un barong tagalong, ovvero la tradizionale camicia del posto indossata dagli uomini il giorno delle nozze. La tecnica è in uso fin dal XVI secolo e nasce per la creazione di accessori. La Hijosa decide quindi di implementare questa procedura sfruttandola per la creazione di una nuova eco-pelle più sostenibile rispetto a quelle già esistenti. Il mercato del fashion accusa sempre di più la produzione di tessuti ricavati dal pellame degli animali, sia per le implicazioni etiche ed ambientali, sia per la sempre più difficile reperibilità del materiale. Quindi, Ananas Anam non poteva capitare più a pennello. Ciò che rende possibile lo sfruttamento degli scarti di lavorazione dell’ananas è la loro ricchezza di lignina e cellulosa. Dopo oltre 5 anni di studio la Hijosa ha capito come riuscire a sfruttare tali proprietà per dar vita a un materiale 100% naturale, totalmente biodegradabile e a impatto zero chiamato Piñatex.

Con l’ananas davvero si può tappezzare il mondo e ad un costo ridottissimo (circa 23 euro al metro quadro contro i 25-38 euro del pellame).

Il materiale è anche molto versatile, in quanto si può produrre in diversi spessori e molto resistente, ignifugo, traspirante, morbido, leggero e non ha bisogno di tessitura. Insomma un super materiale che è adatto agli utilizzi più disparati: borse, scarpe, indumenti, cover per smartphone, cappelli, tessuti per la casa, coprisedili. Con l’ananas davvero si può tappezzare il mondo e ad un costo ridottissimo (circa 23 euro al metro quadro contro i 25-38 euro del pellame). Non sono rimasti indifferenti grandi marchi come Puma e Camper, che hanno già proposto delle collaborazioni ad Ananas Anam. L’azienda, che si trova a Londra, è già stata premiata con l’Award for Material Innovation from the Arts Foundation UK nel 2016, con il riconoscimento Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) “Vegan Fashion Label” e l’ “Innovation Award” nel 2015. Il frutto delle Indie ne ha fatta di strada da quando deliziò per la prima volta il palato degli europei. Era il 1493, Colombo scopriva l’America del Sud e con essa anche l’ananas, così denominato dal termine “anana” ovvero profumo. I conquistadores invece lo ritenevano una “piña” tropicale. Ed ora, quale sarà il prossimo viaggio di questo “frutto miracoloso”?

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